dietro Capitolo 1 Cap. 1
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h - Tipicizzazioni

Altra caratteristica importante è quella della "tipicizzazione".

Il Giona del libro che stiamo prendendo in esame è riferito, dall'Autore, al Giona di 2 Re 14, 25: infatti il nome del padre, Amittai, è lo stesso. Ma il re Geroboamo II non viene nominato: dunque siamo in presenza di una destoricizzazione.

La città di Ninive, così grande per estensione e per numero di abitanti (coloro che non sanno distinguere la destra dalla sinistra potrebbero essere i bambini) è certamente un simbolo: nella letteratura biblica è simbolo di malvagità. Non per nulla in Genesi è scritto che Ninive è stata costruita da Nimrod, figlio di Etiopia, figlio di Cam (Gen 10, 6-12). Notevole che non ci sia il nome del re di Ninive.

Similmente Tarsis: questa in quei tempi era la città più lontana di cui si conoscesse il nome.

Dunque, Giona, Ninive, Tarsis sono "tipi". Giona non viene neppure chiamato "profeta": può essere qualsiasi lettore israelita (e per estensione: qualsiasi lettore).


i - Incongruenze letterarie

Sono pochissime ed anche giustificabili.

Il Salmo del II capitolo sembra preesistente: parla come se i pericoli per Giona fossero già passati. Vi si nomina lo Sheol e si dice "dal ventre dello Sheol ho gridato e hai udito la mia voce". È l'unica volte che lo Sheol, nella Bibbia, ha un "ventre". Alcuni critici sostengono che forse è stata questa parola che ha indotto l'Autore del libro ad inserire qui questo salmo già scritto, anche perché era ora che Giona pregasse. In effetti, questo salmo è un centone di Salmi già noti, ma Feuillet nota che i versetti 6 e 7 hanno una loro originalità.

Altra incongruenza: Giona ha una capanna; e il Signore gli fa spuntare una pianta per ripararsi: alcuni biblisti propongono di spostare 4, 5 dopo 3, 4; e tutto sarebbe più coerente. Ma non tutti i critici sono d'accordo. Questo problema è stato preso in considerazione dal Regalzi; se ne discuterà al § "u".


j - Paralleli letterari intrabiblici

Elia. Giona 3, 3s sembra ricalcare in modo ironico 1 Re 19, 4.9s: in entrambi i testi c'è "una giornata di cammino", c'è il sonno, ci sono due dialoghi tra il profeta e Dio. In particolare, entrambi i profeti desiderano morire. Ma la differenza di fondo è tutta a svantaggio di Giona: Elia è depresso perché la sua missione è fallita, Giona perché la sua ha avuto successo. Questo parallelo è forse intenzionale?

Libro dei Salmi. Il salmo del II capitolo è un salmo di supplica e molti versetti hanno più di un parallelo con versetti di Salmi. I richiami più evidenti sono con il Sal 18, 5-7 e Sal, 116, 14.17-18.

Gioele. Riguardo al possibile "pentimento" di Dio, abbiamo in Gioele 2, 14: "Chi sa che non cambi, si plachi e lasci dietro di sé una benedizione?" E in Giona 3, 9: "Chi sa che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno sì che noi non moriamo?".

Esodo. Ad Es 34, 6-7, si rifà Gn 4, 2. Però era certo un versetto molto conosciuto. Si ritrova anche in Sal 86, 15; Nm 14, 18; Gl 2, 13; Ger 32, 18. Ma c'è una particolarità che accosta Gioele a Giona: solamente questi sue Autori invertono l'ordine solito dei due vocaboli "misericordioso e benigno" e terminano la pericope scrivendo che il male dispiace al Signore.

Isaia in 60, 3 recita: "le nazioni come 'colombe' andranno a Gerusalemme". E invece Giona-colomba se ne fugge.

Geremia. Questo profeta usa spesso la pericope: "abbandonare la propria condotta perversa". Vedi: 18, 11; 25, 5; 26, 3; 35, 15; 36, 37. Questa frase si ritrova in Giona 3, 10.

Ezechiele. I richiami con questo profeta sono stati messi in evidenza da più studiosi: ma sono molto labili.


k - Paralleli teologici intrablibici

I paralleli semantici sono già indizio, e prova, di paralleli ideologici, spirituali.
Aggiungiamo:

Amos. Con questo profeta dell' VIII secolo c'è una convergenza di idee, molto interessante: in 2 Re 14, 24, vediamo il profeta Giona, quello dell'VIII secolo, profeta di corte, che proclama al re Geroboamo II una "parola del Signore" secondo cui i confini di Israele dovevano ampliarsi e comprendere "dall'ingresso di Amat fino al mare dell'Araba". E Geroboamo II, con campagne militari, aveva raggiunto questa estensione (2 Re14, 28).

Ma il profeta Amos stigmatizza l'arroganza religiosa del regno del Nord che attribuiva alle proprie capacità militari la conquista in Transgiordania di Lodebar e di Karnaim e scrive (6, 13-14), facendo un gioco di parole: "Voi vi compiacete di Lo-devar (= nulla) dicendo: "Non è per il nostro valore che abbiamo preso Karnaim?" Ebbene: "Un popolo vi opprimerà dall'ingresso di Amat fino al torrente dell'Araba". E la nazione che avrebbe fatto questo sarebbe stata proprio l'Assiria. Dunque, Amos va in qualche modo contro il Giona dell'VIII secolo che appare quale nazionalista. E il libro di Giona fa eco a questa visione di Amos, ma va oltre: parla della conversione di popoli stranieri.

Isaia 2, 2-4: è il primo testo che adombra questa tematica della conversione di popoli stranieri. C'è poi Isaia 60, che però è molto più tardivo. Databili circa nel 520 sono Ag 2; Zac 8. Più recenti appaiono Zac 14 e Is 19.

Geremia. Quanto a paralleli teologici, il cap. 36 di Geremia è molto importante: si potrebbe pensare che il libro di Giona sia stato scritto proprio per stigmatizzare il comportamento del re Ioiakim. Geremia, impedito di andare al tempio, fa leggere un suo scritto in cui proclama l'indignazione di Dio per la "condotta perversa". Si proclama un digiuno; Ioiakim viene a saperlo. E qui inizia la contrapposizione: alla lettura della parola divina, il re di Gerusalemme rimane seduto sul trono e fa bruciare il testo profetico; il re di Ninive scende dal trono e si umilia davanti al Signore.

Ma probabilmente il libro di Giona è molto posteriore a Ioiakim e perciò è meglio pensare ad una notevole dipendenza letteraria e teologica dell'autore di Giona da Geremia: entrambi sono stati inviati "alle genti' (cfr. Ger 1, 10 con Gn 1, 2 e 3, 1-2).

In Geremia 20, 14-18 si percepisce un acuto desiderio di morire e Giona ripete due volte: "Per me è meglio morire che vivere (cfr. Gn 4, 3. 8-9).

A questo proposito notiamo altresì che anche Tobia (3, 6); Giobbe (7, 15) ed Elia in 1 Re 19, 4 vivono un analogo momento spirituale.


Tema del profeta che fugge. È stato sovente sottolineato il parallelo Giona-Elia (1 Re, 19) e Giona-Uria (Ger 26). Ma Giona fugge da Dio; gli altri due profeti fuggono da minacce umane. Una fuga da Dio, ma in termini psicologici, è in Ger 20, ma poi questo profeta rimane sulla breccia. Quella di Geremia è più una resistenza che una fuga e come tale assomiglia più a quella di Mosè (Es 4, 10).

Giona si comporta in modo differente: non replica, non contesta, non dialoga, ma fugge ed è restio sino alla fine. Lui fugge "lontano dal volto del Signore". Questa stessa frase è scritta di Caino. E in effetti, come Caino, Giona è invidioso della benevolenza del Signore verso gli altri.

Ed inoltre, Giona non è mai chiamato "profeta", non ha visioni, rivelazioni, ha un solo messaggio diretto: "Ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta". Minaccia che, inoltre, non si realizzerà.

Notevole è l'assenza della frase "tecnica" che manifesta un profeta e che suona: "Il Signore alla cui presenza sto":

(cfr 1 Re 17, 1; 18, 15; 2 Re 3, 14; 5, 16).
Giona invece (cfr 1, 3.10): "si alzò per fuggire dalla presenza del Signore" e "dalla presenza del Signore fuggì":



Tema di Dio che si pente del male minacciato. Oltre che in Gioele, già citato nel paragrafo precedente a causa della convergenza anche semantica, ci sono paralleli anche in Es 32, 12.14: in risposta alla preghiera di Mosè per il perdono del popolo dopo il peccato del vitello d'oro; in 2 Sam 24, 16: con la cessazione del castigo dovuto al censimento voluto da David; in Amos 7, 3.6: in questo testo, il Signore minaccia di inviare cavallette su Israele. Amos prega: "Signore, perdona, come potrà resistere Giacobbe? È tanto piccolo!" E il Signore si impietosì. "Questo non avverrà", disse il Signore. La stessa scena si ripete subito dopo, per la minaccia della siccità.


l - Personaggi

L'unico personaggio "negativo" è proprio il protagonista, Giona. Ma è personaggio troppo comico per essere veramente negativo; e troppo simpatico. È un profeta, è ebreo (soltanto in questo libro, nella Bibbia, c'è l'affermazione "io sono ebreo"), eppure si ribella al Signore e desidera fortemente che il proprio messaggio vada a vuoto.

La sua ribellione al Signore è talmente decisa che dice tre volte di voler morire (cap. 4) piuttosto che vedere il buon esito della sua missione. E il suo atto 'eroico' sulla nave (cap. 1), quando dice: "Prendetemi e gettatemi in mare", non potrebbe essere sulla stessa linea di: "Per me meglio morire che vivere"?

Ed è l'unica persona, nelle Scritture, che non risponde ad una domanda del Signore (4, 4-5). Ma il tutto in modo volutamente non drammatico, per cui l'impressione non è certo quella di un personaggio negativo.

E, del resto, non è antipatico neppure a Jahvè che non è in collera con Giona: infatti la balena non risulta essere stata inviata per punizione, ma come pegno di salvezza.

Ed è notevole - anche per il numero di versetti dedicativi - l'interesse, la tenerezza che Dio ha per questo suo profeta. Un altro personaggio è proprio il Signore, un Dio "deuteronomista": "Misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che si lascia impietosire riguardo al male minacciato (4, 2)". E che si interessa molto sia di Giona sia dei Niniviti.

Gli altri personaggi sono: i marinai e i Niniviti con il loro re. I marinai sono politeisti, ma religiosissimi: non vogliono far del male a Giona; alla fine fanno voti a Jahvè. Anche il re e i Niniviti diventano religiosissimi: si convertono.


Un personaggio è anche lo squalo, il grosso pesce che inghiotte Giona, che così scampa la morte in mare. Il testo ebraico dice "pesce"; la tradizione interpreta "balena", forse per influenza del testo della LXX, che ha , che nei testi greci più antichi stava per "mostro marino", ma nei recenti anche per "cetaceo, balena" e che suona come il nostro "cetaceo"; Gerolamo traduce piscis.

Da notare che sono soltanto quattro, in tutta la Bibbia ebraica, gli animali-personaggi: questo pesce, il serpente del paradiso terrestre, l'asina di Balaam e il corvo che tutti i giorni porta il pane ad Elia. Il Signore parla soltanto al serpente e a questo pesce.

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© 2003 - M.M. Brandoni Arcidiacono